Moon Saga – Quando le Clamp incontrano Gackt

Il poster (scevro di scritte) di Moon Saga

Ieri 25 Agosto ci siamo recati all’Umeda Geijutsu Gekijou per andare ad assistere allo spettacolo teatrale che aspettavamo da tempo: Moon Saga -Yoshitsune Hiden (Moon Saga – Il segreto di Yoshitsune). Moon Saga è oltre il titolo della pièce anche il nome del progetto che Gackt e le CLAMP, il famoso quartetto di mangaka, hanno annunciato nel 2011. L’iniziativa  concerne ,oltre allo spettacolo, anche un manga disegnato proprio dal gruppo di artiste fra le più famose nel panorama del fumetto giapponese. Le musiche sono state curate da Gackt stesso, che interpreta il ruolo di Minamoto no Yoshitsune il famoso generale che fu uno dei protagonisti della guerra Genpei e famoso nella letteratura giapponese per essere l’ “eroe tragico” nel terzo atto dell’ Heike Monogatari. Gackt ricopre quindi, come nel suo stile, il ruolo di un personaggio famoso, carismatico, che ha immediato impatto mediatico nel pubblico giapponese, essendo parte della storia del Sol Levante, conosciuto quanto Date Masamune o Oda Nobunaga.

In questo spettacolo, Yoshitsune ha un pericoloso potere: come scritto nel pamphlet come introduzione “Era un tempo in cui mononoke (spiriti maligni) e umani coesistevano. Gli spiriti, posseduti da poteri sovrannaturali che gli umani non avevano, erano adorati e talvolta temuti, e per lungo tempo vi furono relazioni fra umani e spiriti.” Ergo spiegata l’origine del potere di tutti i personaggi, dal generale Minamoto no Yoshinaka (Maekawa Yasuyuki), per cui Yoshitsune prova un forte sentimento di forza e lealtà, alla bella guerriera Tomoe (Yamato Yuga, nientemeno che dalla Cosmos Troupe del Takarazuka), di cui Yoshitsune è segretamente innamorato, a tutti i compagni di brigata fedeli alla fazione dei Minamoto fra cui il monaco guerriero Benkei (Furumoto Shinnosuke), storicamente compagno leale di Yoshitsune. Mentre tutti però posseggono poteri gestibili,  Yoshitsune è l’unico che, se dovesse lasciarsi andare al suo potere in un combattimento, verrebbe posseduto dalla sua parte demoniaca. Questo lo fa soffrire ma riesce a nascondere il dolore con un’apparenza allegra e giocosa, avulsa alle schermaglie e apparentemente superficiale. Questo è l’incipit della trama, che sebbene sia interessante, nella rappresentazione perde, a mio parere, molto. Quando tutto è finito mi sono ritrovata a dire, mio malgrado, “Tutto qui?”. Manca qualcosa nel finale, che ovviamente non svelo, come il resto della trama.
Certo è che Gackt e tutto il cast ben si prestano ai loro personaggi, i dialoghi scorrono bene anche se a volte i cambi scena non hanno un vero e proprio senso logico e alcuni punti non sono approfonditi. Il corpo di ballo è stato semplicemente superbo, con una precisione dei movimenti e una sincronia come pochi visti nella mia esperienza di appassionata spettatrice di musical e spettacoli teatrali. Tutta la scenografia è parte integrante dello spettacolo, essendo il grande schermo alle spalle (e talvolta davanti) delle scale che compongono il blocco unico e principale della scenografia, perno delle scene d’azione. Scena che più rapresenta la bravura e l’impegno messo nell’interpretazione e l’interazione con lo schermo, è sicuramente la  scena del combattimento di Kage (interpretato da Saotome Taichi, attore teatrale famoso per interpretare personaggi femminei, se non proprio donne, con estrema bravura), l’unico vero mononoke, legato a Yoshitsune e agli altri da un celato affetto. Altro punto di forza dello spettacolo è l’idea di rompere la “quarta parete”, lasciando che i personaggi interagiscano con gag simpatiche che spezzano l’aria drammatica e riflessiva dello show, regalando al pubblico risate extra e creando coinvolgimento. Inoltre si nota che sono gag pensate appositamente per ogni luogo in cui Moon Saga è approdato (Tokyo, Fukuoka, Nagoya, e infine Osaka) perché i siparietti contenevano battute sul fatto di essere a Osaka.

Gackt come protagonista  e attore si rivela essere degno del suo ruolo, ma non potevo aspettarmi niente di meno. Posso essere una sua grande fan, ma va oggettivamente riconosciuto che quest’artista ha , nonostante le plastiche e l’età, un’espressione facciale che rende ogni tipo di emozione  e una capacità interpretativa e di immedesimazione che ha già dimostrato in altre occasioni (il sempreverde Moon Child o il più  recente  spettacolo teatrale Nemuri Project) e che dal vivo, regala allo spettatore grande entusiasmo e coinvolgimento. Bravissimo nell’interpetare un personaggio così lontano dal “suo” di personaggio, un ragazzo giocoso e mira degli scherzi di Yoshinaka e dei suoi compagni, regge perfettamente le scene comiche, facendo ridere proprio perché non ci si aspetta vedere Gackt che piagnucola perché si è scottato il sedere (accade, sul serio!)
Una menzione va anche alla canzone che corona il finale “The end of silence – Setsugekka” singolo di Gackt del 2009, che contiene certamente i trademark preferiti di Gackt  (ti abbraccio, tu, voglio incontrati,  etc.) ma che trovo personalmente una delle più belle da lui sfornate e azzeccatissima per questo spettacolo per musica e testo.
I costumi erano magnifici, un perfetto adattamento dei costumi storici alle esigenze stilistiche e “sovrannaturali” della pièce. Un plauso per non aver abusato in parrucche finte e tessuti plasticosi, come visto in molti musical giapponesi, ma per aver prediletto invece tessuti di qualità e costumi elaborati ma non pacchiani (stile Takarazuka, per intenderci, e infatti l’unico che non mi è piaciuto particolarmente è stato quello di Tomoe, davvero uscito un po’ troppo dagli anni ’80), per cui va reso merito agli attori che hanno saputo portarli con grazia e agilità, soprattutto nel barcamenarsi nelle scale scenografiche sopra citate.
Essendo la prima volta che vado a teatro in Giappone, ho trovato interessanti molte differenze fra il teatro in Italia e qui. Innanzitutto, la scelta dei posti. Avevamo comprato dei posti S (special) che avevamo scelto essendo migliori dei biglietti normali (A) e meno costosi degli SS (Super Special) ma ci siamo ritrovati al secondo piano, in quella che in Italia sarebbe la galleria. E invece no, perché sopra di noi vi era un altro piano. Mentre noi avevamo una visuale comunque ottima, quelli del terzo piano hanno avuto, secondo me, solo l’idea di essere stati a uno spettacolo dove oh, guarda caso, c’era Gackt. La struttura del complesso era comunque semplicemente fantastica, con un acustica perfetta e un area attrezzata per il merchandise, l’abbondanza degli immancabili distributori automatici, e una meravigliosa area fumatori. La fila, ovviamente ordinata e precisa come ogni regola del buoncostume giapponese comanda, si cominciata a formare intorno alle 17.00 davanti al teatro (ma noi eravamo li già dalle 16.30), e alle 17.45 non un minuto prima né uno meno, è entrata ordinatamente e si è recata all’angolo merchandise. Questo mi ha stupito, ma non tanto quanto il fatto di essere stati fra i più giovani del pubblico (e ovviamente unici stranieri). Gackt e le Clamp, possono vantare un pubblico, perlomeno qui a Osaka, di signore e signori che arrivavano anche sulla sessantina- settantina. Non ho apprezzato, invece, l’eccessiva compostezza del pubblico. Essendo abituata agli scrosci di applausi a ogni scena clou, e alle urla di apprezzamento, che secondo me sono un buon indice di successo a spettacolo finito, la serie di seriosi applausi che hanno donato a Gackt e all’ottimo cast, non mi sono piaciuti. Io, in barba a tutti, ho urlato a Gackt la mia dose di “Ti amo!”, “Bravooo!” e altro.
La sala non era completamente gremita, ma questo è forse per il fatto che lo spettacolo è stato pubblicizzato poco e niente. Non un cartellone in giro se non nella zona del teatro, né un volantino sulla metro, niente. Questo è forse da imputare al fatto che qui a Osaka è il Takarazuka a farla da padrone con manifesti affissi ovunque. Per quanto riguarda il merchandise, cè da dire che è molto più vario e  ricco rispetto al nostro, che si limita di solito all’eterno trittico t-shirt, DVD e Cd della colonna sonora. Invece qui la t-shirt, ahimè non c’era, ma in compenso c’era un abbondanza di poster, specchi, portagioielli (eh??), ventagli, file folder, memo, cartoline, lo phone strap per il cellulare a forma dell’orecchino di Gackt nello spettacolo e addirittura.. tenetevi forte…I RICE CRACKER DI GACKT. No, non ho avuto il coraggio di spendere altri 12 euro per dei biscotti dentro una scatola col faccino figo di Gackt dopo che ho arraffato l’arraffabile, pamphlet compreso.
In conclusione, c’è da dire che la qualità del teatro in sé è superiore in merito a spazi e comfort, ma di certo il pubblico non è caloroso e soddisfacente come in altre parti del mondo.
Per quanto riguarda Moon Saga in sé, si può dire che è uno spettacolo che tecnicamente ha tutte le carte in regola,  ma da cui mi aspettavo molto, molto di più in termini di trama.
Certo è che è un must per tutti i fan di Gackt, e delle Clamp, ma anche per tutti coloro che amano il genere teatrale giapponese moderno in sé, sicuramente molto diverso da quello italiano o americano.
Non vedo l’ora di leggere il manga, dato che, avendo la storia  l’opportunità di essere spiegata meglio, promette di essere un altro capolavoro targato CLAMP. E lo leggerò con in mente la voce melodiosa e piena di Gackt, che nonostante i suoi 472 anni, sembra ancora quella di un affascinante ventenne.

Winged Rose

Ed ecco anche una veloce presentazione andata in onda sulla TV giapponese:

  

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bloodyladyrinoa

About

A 10 anni chiede per Natale la Play Station al padre, dopo aver passato l'infanzia a scroccare videogames ai suoi amici maschi (ormai stufi di farsi stracciare a Street Fighter da una ragazzina). Scopre in età adolescenziale i grandi classici, ma intanto ha già perso la testa per Final Fantasy e gli (j)rpg. Il suo sogno è creare videogiochi contraddittori pieni di unicorni e principesse con spade a due mani.

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