Orphen – La traduzione della Light Novel originale! Prologo

Un lontano 29 Giugno 2004, vidi la primissima puntata di Orphen su MTV e subito ne rimasi folgorato (de gustibus…). Mi ricordo che il giorno dopo mi recai immediatamente alla fumetteria vicino casa per vedere se magari potessero già averne il manga (ero in vacanza e non avevo internet per controllare), rimanendo momentaneamente deluso per la sua assenza. Quando finalmente, anni dopo riuscì a trovare la serie a fumetti intera, la comprai tutta sul momento, rimanendo, se possibile, ancora piú deluso per una serie di motivi che non mi metterò qui a spiegare. Scoprii quindi che se avessi voluto un prodotto che si affiancasse a quell’anime a livello di qualità, l’unica valida alternativa sarebbero state le light novel originali dai quali era stato tratto, light novel che ovviamente non erano reperibili né in italiano né in inglese. Rassegnato quindi, ci misi, almeno temporaneamente una pietra sopra. Arriviamo così al molto piú recente Aprile 2012, quando sbarcato in Giappone, dopo alcuni giorni mi sono infilato dentro una qualsiasi libreria per scoprire che i suddetti racconti sono attualmente all’ennesima ristampa e così, senza farmi sfuggire l’occasione mi sono comprato il primo volume, che racchiude le prime due light novel (su 33, tanto per farci un’idea). E ora, giusto perchè ho pensato che potrei non essere l’unica persona che muore dalla voglia di leggerle, ho cominciato a tradurle (molto lentamente, dato che qui sono molto impegnato!). Premettendo che mi impegnerò a continuare quest’opera per quanto possibile, ecco a voi il prologo di “Mostro, rispondi al mio richiamo!”, la prima light novel dell’universo di Orphen.

P.s. non penso ci sia bisogno di scriverlo, ma vi prego di non rubare il mio lavoro, dato che non è neanche retribuito, almeno lasciatemi un po’ di gloria!

 

Mostro, rispondi al mio richiamo!

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Prologo

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“Non guardare!”

Ma lui guardava, ovvero, dato che il suo corpo era come paralizzato, non riusciva a muoversi. Immobile all’ingresso della stanza, la guardava dall’alto al basso, semplicemente stupito.

Poichè la stanza era in ordine, ebbe la sensazione che tutte le cose necessarie fossero solo state spinte contro gli angoli delle pareti. C’erano solo un letto, una scrivania, una libreria, un armadio e, appese alla finestra, delle tende dal tessuto pesante. Sul pavimento era disteso un tappeto consumato. Piegata sul pavimento, si teneva la faccia tra le proprie mani, gridando.

“Non guardare! Ti prego!”

Comunque, nonostante sentisse quel grido, tranne per un tick, non si muoveva, come se avesse perso tutte le espressioni.

A circa 15 anni, il ragazzo assomigliava a un coltello. Sebbene non fosse più piccolo, i capelli e gli occhi neri nascondevano almeno in parte i segni della sua maturità. Il ragazzo era magrissimo. Ciononostante, grazie agli allenamenti a cui era stato sottoposto continuamente sin da piccolo, era tutt’altro che debole come una piúma, quel corpo magro era erto come una qualsiasi lama affilata.

Sembrava non capire nulla di ciò che stava accadendo davanti ai suoi occhi. Quello che capiva era che la ragazza aveva urlato “Non guardare!” e dopo si era accovacciata piangendo sul pavimento.

“Azalee, perchè piangi?”

Chiese, come per capire quella situazione misteriosa.

Ma lei non rispose. Rimase con il viso schermato dalle mani, urlando solo di non guardare.

La ragazza indossava qualcosa simile a un largo mantello nero – una sorta di uniforme della “Torre della Zanna”, la setta di stregoni-guerrieri di questo continente, che solo ai membri di altro grado era permesso indossare. Le persone come lei, che indossvano quella mantella prima dei 20 anni, sebbene non fossero molte, non erano neanche rare. I capelli, neri e mossi, erano considerevolmente corti, forse per gestirli meglio negli allenamenti di combattimento. Sebbene, poichè coperto, non si potesse vedere bene il viso, tramite lo spazio tra le dita si potevano vedere leggermente le pupille marroni. Senza fare paragoni inutili ai ragazzi della stessa età, la statura era più minuta.

“Non guardare! Ti prego, vai via!”

La ragazza continuava a urlare. Dopo, il ragazzo si accorse che la voce non stava piangendo. La voce della ragazza sembrava arrabbiata.

Il ragazzo fece un piccolo passo in avanti dall’ingresso e con voce preoccupata disse.

“Azalee, cosa è successo? Aspetta, vado a chiamare un insegnante…”

“Fermo! …no…”

La ragazza urlò con violenza, per poi correggersi. Poichè aveva ancora il viso tra le mani, il suo mormorio era difficile da sentire.

“No… è inutile. Non chiamare ne Childman ne qualcun’altro.”

“Ma…”

“Sto bene, vai via! Veloce!”

Nel dare l’ordine, agitò una sola mano e il ragazzo guardandola, rimase sorpreso. Era difficile dire che le dita della ragazza, con la pelle indurita dagli allenamenti, fossero belle e delicate, ma questa volta gli occhi del ragazzo si preoccuparono per aver notato qualcosa, come degli artigli che stavano crescendo.

Il ragazzo, dubitando i propri occhi, esitando urlò:

“Azalee? Quelle mani…”

“Ti prego, scappa in fretta!”

La ragazza si ripeté ancora. In quel momento, i capelli neri sulla testa della ragazza si alzarono bruscamente. Mentre rapidamente si estendeva un tentacolo ricoperto da chissà quali fluidi corporei con l’eco di un suono simile alla rottura di vasi sanguigni, da quei capelli spuntò un ammasso di carne che chiaramente non rientrava nella categoria degli organi umani.

“Strap!” con questo rumore, qualcosa cadde ai suoi piedi. Una cintura strappata. Guardando bene, i fianchi della ragazza erano innaturalmente piegati, si stavano gonfiando…

Il ragazzo urlò.

Questa volta comprese, si stava trasformando in qualcosa di disumano.

I fianchi ingranditi della giovane stavanno riempendo il vestito, strappando il tessuto, dalla sua schiena si stavano ergendo delle enormi ali simili a quelle di un pipistrello. Contemporaneamente cominciò a tremare mentre vomitava abbondantemente dei fluidi corporei. Dallo spazio lasciato libero tra le dita che coprivano la faccia cadde per terra un pezzo di carne misto a sangue. E in quella bocca, spalancata al punto di slogarsi la mascella, si allungava una lingua come la testa di una lucertola rossa.

“Non guardare!”

Quell’urlo era l’unica cosa rimasta invariata. Era da ragazza.

“Azalee…”

Urlò il giovane. Ma non riuscendo a trovare altre parole oltre quella, chiuse la bocca.

Anche in quel momento, la sua trasformazione continuava. Si accorse che la spalla, rimasta nuda a causa del tessuto strappato del mantello, si stava ricoprendo velocemente di squame verdi, il braccio si stava ingrandendo di quattro volte, anche il corpo stava gonfiando fino a tre metri.

La giovane, ovvero il corpo grottesco della ragazza che fino a pochi istanti prima non era così, si girò su se stessa, come se per prendere la propria lunga coda, mormorando ancora una volta “Non guardare…”, gli occhi, nascosti da palpebre che sembravano bruciate, si infiammarono…

Senza tenere conto del corpo enorme, velocemente salì sulla finestra della “Torre”, sbatté le ali al cielo, e ruggendo, volò via.

Il ragazzo corse subito alla finestra, passando sopra il sangue vomitato dalla giovane. Ormai però da lì non era piú possibile vederla.

Il ragazzo assunse un’espressione come rapita e tremando si accovacciò nella stanza. Nella pozza di sangue lasciata dalla ragazza c’era un oggetto di ferro di cui non si era accorto fino a poco fa. Sporca e scurita da sangue e ruggine, era una spada antica, intera.

Dopo quanto avvenuto, il ragazzo non vide la ragazza per molto tempo… per molti anni. Molti anni.

Mauro "Shindeor" Piccillo

About

Nato a Pisa e trasferitosi successivamente in vari luoghi europei, Mauro trova la sua stabilità nei videogiochi e uno spiccato interesse per il Giappone, elementi che lo porteranno a una laurea in Lingua e cultura Giapponese (della quale non si pente affatto), un periodo di soggiorno prolungato su suolo nipponico e successivamente un Master in grafica 3D. Non ama parlare di se in terza persona, ma quando ce ne è bisogno è sempre pronto.

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