The Last of Us – Recensione

Last of Us Joel Ellie 1
Review of: The Last of Us
Videogame:
Naughty Dog

Reviewed by:
Rating:
5
On giugno 14, 2013
Last modified:gennaio 7, 2014

Summary:

The Last of Us è senz'altro sotto più aspetti un capolavoro, nonchè gioco di spicco della Playstation 3 e uno sfarzoso saluto a questa generazione di console, mostra infatti quanto sia possibile realizzare con questa macchina e ci fa sognare quindi sulle possibilità della prossima.

Last of Us Joel Ellie 1

Buongiorno a tutti! Oggi, 14 Giugno 2013, segna l’uscita sul mercato di The Last of Us, ultimo capolavoro di Naughty Dog (Crash Bandicoot, Jak and Daxter, Uncharted) in esclusiva per Playstation 3 (un po’ scontato, lo so). Noi di Eyes in Rome abbiamo avuto la fortuna di provare il gioco e dobbiamo dire che e’ stupendo, ma ora parliamone bene per vedere a cosa ci si trova di fronte quando si accende The Last of Us.

 Last of Us - 1

Trama:

In un futuro simil post-apocalittico non molto lontano, in cui il mondo è stato devastato da una pandemia e la popolazione è stata decimata troviamo Joel, un superstite che vive in una delle ultime zone di quarantena rimaste in mano agli scarni residui delle forze armate. E’ qui che il nostro anti-eroe conosce Ellie, una ragazzina quattordicenne nata e cresciuta dopo la diffusione pandemica ed è proprio questo contrasto tra mentalità e modi di vivere che contribuisce a creare un rapporto che sebbene possa rendere difficile la loro vita, rende molto più interessante la nostra nel giocare questo titolo, in quanto è sapientemente inserito nel corso della storia e dettagliato con dialoghi, reazioni e comportamenti non solo visibile nelle cutscene ma anche durante il gameplay stesso, in quanto a seconda degli eventi e degli umori dei personaggi essi tenderanno, durante l’esplorazione, a rimanere più vicini o ad allontanarsi per “cercare” i propri spazi, oltre ovviamente a rispondere e interagire in modo diverso. Altro elemento realistico che la Naughty Dog ha voluto regalarci è che il fungo che scatena la pandemia stessa è in effetti reale, trattandosi infatti del cordyceps fungus, che controlla in natura la mente degli insetti mutando il loro comportamento. Imbarcati quindi nel nostro viaggio verso le Luci (che in lingua originale era Fireflies, lucciole) procediamo a vedere aspetti più tecnici per quanto riguarda The Last of Us.

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Audio:

Dal momento in cui ci si avventura nel mondo post-apocalittico di Joel e Ellie ci si rende conto che per quanto possa essere tetro, è assolutamente stupendo. La colonna sonora di Gustavo Santaolalla (Brokeback Mountain, Babel) ei suoni di sfondo sono dosati con molta saggezza da parte degli sviluppatori, perciò ecco che avremmo a livello di musica solo poche note arpeggiate dal tono blues o country per darci un senso di malinconia o un pezzo un po’ più adrenalinico nei momenti giusti, ma non hanno mai la pretesa di conquistare la scena, solo di accompagnare brevemente l’utente verso il mood giusto. Il vero protagonista del gioco è il silenzio, infranto come realtà vuole solo dai suoni della natura, ecco quindi cinguettii che in un modo così desolato ci sorprendono e ci tranquillizzano, il fruscio delle foglie e dell’erba e il rumore di animali che sgattaiolano qua e là nella scena e scappano via quando sentono i nostri protagonisti avventurarsi in un edificio da loro adottato a nuova casa. Questo intenso realismo si accompagna benissimo ai dialoghi tra Joel, Ellie e altri personaggi che si incontrano strada facendo, registrati dai doppiatori con un livello di recitazione indiscutibilmente alto.

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Grafica:

In questo reparto The Last of Us raggiunge vette di fotorealismo non solo nelle cutscene prerenderizzate ma anche durante il gameplay, per cui si colloca decisamente al primo posto per quanto concerne l’aspetto grafico nel pantheon di giochi di questa generazione. Dalla grafica del titolo non si può chiedere niente di più, le scene sono sempre dettagliate e molto credibili, con un uso della luce geniale che crea effetti di colore caldi, sia per quanto concerne le parti del gioco più action, sia per quei momenti in cui si vuole rilassare, guardarsi intorno e vedere che grande lavoro è stato fatto. Da particelle a poligoni tutto è curato con estrema minuzia, le texture sono perfette sia su personaggi che su ambientazioni e più volte mi sono trovato a chiedermi: “ma questa cutscene è prerenderizzata o no?”.

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Gameplay:

Eccoci quindi al reparto gameplay e qui ne abbiamo di cose da dire! The Last of Us è un Survival Game e ci tiene a mantenere questa etichetta fino all’ultimo minuto di gioco. Quello che ci viene offerto dalla Naughty Dog è un titolo in cui l’esplorazione veste un’importanza ampia e con le mappe date a disposizione, viene anche difficile non desiderare vedere tutti gli anfratti ei segreti inseriti. Nelle sezioni di interazione abbiamo spesso due alternative, combattere o stealthare via (tranquilli, lo so che stealthare non è un parola, ma lo diverrà). Per quanto riguarda i combattimenti, ci viene offerto un range di armi da corpo a corpo che varia da tubo a trave ad ascia e qualche altro oggetto contundente qua e là. Questo genere di armi è caratterizzato da un fattore di deteriorabilità per il quale dopo un po’ che vengono utilizzate si romperanno e dovremmo cercarne una nuova, fortunatamente non sono rare. Inoltre viene data la possibilità di migliorarle, in modo da uccidere un nemico con un colpo, ma ovviamente queste migliorie durano uno o due colpi, quindi non c’è da farne troppo affidamento, sopratutto quando avete davanti un’orda di zombie. Per le armi a distanza ci viene offerto un arsenale abbastanza interessante che varia dalla pistola, all’arco, al classico shotgun (classico per questo genere chiaramente) offrendo più in la soluzioni anche ben più potenti. Tutte le armi da fuoco possono essere upgradate utilizzando oggetti trovati esplorando e oltre a questi, per effettuare i power-up sono necessari quindi questi oggetti e ovviamente gli attrezzi del mestiere, ecco quindi che mentre i materiali vengono utilizzati mano a mano, sarà possibile invece alzare fino a 5 il livello di capacità di Joel nell’effettuare migliorie e man mano che si migliorano le armi serve chiaramente un livello di capacità sempre maggiore. Utilizzando le armi a distanza, noteremo che la mira non è fissa, in quanto tiene conto del respiro di Joel, attribuendo quindi un’interessante elemento realistico che riesce anche ad essere frustrante quanto basta quando ci si ritrova a mancare un headshot perchè l’ossigeno è un bene di prima necessità. Alcune volte comunque, non c’è bisogno di andare faccia a faccia con chi ostacola il nostro sentiero, basta dosarsi di pazienza e essere molto silenziosi ed è possibile passare inosservati quasi sempre, anche in alcune sequenze chiave del gioco in cui tradizionalmente ci si aspetterebbe un combattimento a fuoco aperto. Sotto questo aspetto è essenziale il comando Ascolto, richiamabile tramite R2 che permette a Joel di ascoltare intensamente quanto lo circonda, carpendo quindi la posizione dei nemici di turno, la cosa più interessante di questo comando, oltre alla soluzione intelligente per non sporcare l’esperienza ludica con finestrelle o “widget” vari negli angoli dello schermo, è il fatto che i nemici captati tramite R2 siano solo quelli che stanno effettivamente producendo rumore, camminando, parlando o facendo altre cose, altrimenti anche se avessimo un soldato appostato dietro l’angolo non verrebbe carpito.

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Come detto prima, le armi da corpo a corpo possono essere migliorate. Questo avviene premendo Select, che aprirà un menù adetto al crafting, miglioramento del personaggio e collezionabili. Questa finestra ci viene aperta in tempo reale durante la partita, quindi se siete una situazione un po’ stretta non è consigliabile mettersi a vedere tutte le cose fantastiche che potete fare, magari prima sarebbe il caso di mettersi al riparo. La sezione Crafting si occupa principalmente del già menzionato upgrade nelle armi meelee, kit di pronto soccorso, e bombe di vario tipo. Per creare questi oggetti sono chiaramente necessari materiali sparsi nella scena. Alla sezione miglioramente di personaggio è possibile aumentare alcuni parametri di Joel utilizzando delle vitamine (anch’esse sparse nel mondo). Eccoci quindi ai collectable, punto in ovvia connessione con l’esplorazione; il gioco è infatti pieno di segreti che variano dai fumetti ai ciondoli delle Luci a note e oggetti vari che possono essere raccolti anche per aprire cassaforti e luoghi a cui altrimenti non ci sarebbe altro accesso. Ecco quindi che la già vasta esperienza di gioco viene arricchita ancor di più per chi proprio non si vuole far scappare una mosca.

Screen-4I controlli del gioco sono parecchio intuitivi e di semplice arrivo per cui non è necessario fare molti giri per ogni azione, molto si basa sulla reazione dell’utente con azioni cinematografiche e stile di approccio che ognuno si può scegliere come meglio preferisce.

La giocabilità, tenendo in conto quanto detto fin’ora è elevata, il gioco offre numerose variazioni e continua a sorprendere fino alla fine, se dovessi fargli una critica sarebbe solo la ripetitività che caratterizza la prima fase del gioco, anche se a conti fatti è fisiologica ed inevitabile. A termine partita diventa inoltre disponibile il New Game +, ovviamente del livello di difficoltà più semplice a cui avrete finito il gioco (è possibile cambiare difficoltà in-game). I trofei stessi del gioco non sono eccessivamente scontati, dato che sebbene alcuni verrano presi semplicemente giocando, gli unici trofei ovvi sono quelli per il completamente del gioco su ogni difficoltà.

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Opinioni Finali:

In conclusione, The Last of Us è senz’altro sotto più aspetti un capolavoro, nonchè gioco di spicco della Playstation 3 e uno sfarzoso saluto a questa generazione di console, mostra infatti quanto sia possibile realizzare con questa macchina e ci fa sognare quindi sulle possibilità della prossima. Senza tempi “morti” (mamma mia le risate) tiene il giocatore incollato allo schermo, mettendolo in totale empatia con i personaggi proposti, mostrando una degradazione del genere umano in un modo riassorbito dalla natura che volendo essere artistici può essere anche visto come una metafora odierna. Adrenalinico e malinconico fino all’ultimo secondo è stata un’esperienza di gioco pura, che dimostra che oggi il videogioco non è più solo una forma di intrattenimento leggero ma può essere molto, molto di più.

Se già non l’avete ordinato o comprato vi consiglio di alzarvi dalla vostra sedia, andare dal vostro spacciatore preferito e prenderne una copia ora, non è possibile pentirsene.

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Mauro "Shindeor" Piccillo

About

Nato a Pisa e trasferitosi successivamente in vari luoghi europei, Mauro trova la sua stabilità nei videogiochi e uno spiccato interesse per il Giappone, elementi che lo porteranno a una laurea in Lingua e cultura Giapponese (della quale non si pente affatto), un periodo di soggiorno prolungato su suolo nipponico e successivamente un Master in grafica 3D. Non ama parlare di se in terza persona, ma quando ce ne è bisogno è sempre pronto.

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