DmC: Devil May Cry – Recensione

Product by:
Capcom

Reviewed by:
Rating:
4
On aprile 20, 2013
Last modified:ottobre 26, 2013

Summary:

DmC: Devil May Cry è il quinto capitolo della saga, e viene considerato un reboot, ovvero una rinascita ed una reinterpretazione rispetto agli altri capitoli. Capcom questa volta delega il lavoro a Ninja Theory, team di Cambridge responsabile di Heavenly Sword ed Enslaved: Odyssey to the West: buona qualità ma molta poca esperienza, che si riflette pienamente anche in DmC.

dmc devil may cry

 

Arriva con un po’ di ritardo la recensione ufficiale di EIR sull’ultimo capitolo uscito di Devil May Cry; abbiamo avuto modo di giocare e completare la versione per PC del gioco. Nuovo Dante, nuovo stile, nuovo team di sviluppo: vediamo come si presenta e cosa ci propone questo gioco.

Informazioni sul gioco:

DmC: Devil May Cry è il quinto capitolo della saga, e viene considerato un reboot, ovvero una rinascita ed una reinterpretazione rispetto agli altri capitoli. Capcom questa volta delega il lavoro a Ninja Theory, team di Cambridge responsabile di Heavenly Sword ed Enslaved: Odyssey to the West: buona qualità ma molta poca esperienza, che si riflette pienamente anche in DmC. Il team completo è composto di 90 persone di cui 10 di Capcom, quasi interamente adibiti alla realizzazione del sistema di combattimento. Il gioco è arrivato il 15 Gennaio 2013 per PS3 ed XBOX 360 ed il 25 Gennaio per PC, ricevendo critiche negative prima dell’uscita, soprattutto per l’aspetto di Dante e l’eccessivo stravolgimento generale delle componenti classiche del gioco; dopo l’uscita la maggior parte dell’opinione giornalistica videoludica si è ricreduta, assegnando per la maggiore un punteggio medio di 8.5/10. In Giappone invece, Famitsu ha assegnato al gioco 34/40, lamentando principalmente i controlli, reputati difficili da imparare e gestire. DmC si compone anche di un DLC chiamato Vergil’s Downfall e dedicato unicamente a Vergil, fratello di Dante, che allunga di poco la storia principale ma di cui non parleremo perché un qualsiasi riferimento costituisce spoiler. Per quel che concerne le vendite, DmC ha raggiunto questo mese le 1.15 milioni di copie globali rispetto alle 1.2 previste, comunque in forte ribasso se paragonato a Devil May Cry 4, soprattutto in Giappone. Per introdurre brevemente il gioco, Dante deve liberare gli esseri umani dal giogo dei demoni, comandati da Mundus che attraverso la dimensione del Limbo schiavizzano gli uomini; è una forte critica alla società odierna, dato che Dante è considerato un terrorista dalla rete televisiva nazionale, e gli uomini vengono controllati attraverso l’informazione, la pubblicità ed il consumo dei prodotti. Dante quindi, accompagnato dal fratello Vergil, capo di un’organizzazione anti-demoni e da Kat, umana in grado di condurre Dante attraverso le dimensioni, dovrà combattere i demoni e liberare il mondo reale dall’ingerenza di Mundus e Lilith, oltre che riscoprire le origini della propria famiglia.

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Audio:

La colonna sonora del gioco è strepitosa, in quanto si attiene perfettamente al nuovo stile implementato del gioco: abbiamo i norvegesi-americani Combichrist, musica EBM ed Aggrotech e gli olandesi Noisia, musica elettronica. Rispetto agli altri DMC il comparto sonoro è meno dark (così come le ambientazioni) e molto più variegato, con molte tracce differenti anche per le sequenze di combattimento. In generale dunque il sonoro contribuisce alla “stilosità” del gioco e molto spesso incrementa anche il coinvolgimento del giocatore, spinto ad eseguire mosse e combo in armonia con la potenza e variabilità della musica di sottofondo. Parlando del doppiaggio, abbiamo giocato con le voci in inglese che reputiamo molto buone, in linea con gli altri episodi; Dante è interpretato da Tim Phillips, Vergil da David de Lautour e Mundus da Louis Herthum. Possiamo anche parzialmente esprimerci sul doppiaggio italiano, riferendoci alla demo precedentemente analizzata: il giudizio è negativo, con voci molto pesanti ed eccessiva volgarità gratuita non riscontrata nella controparte inglese. Comprendiamo che possa essere una questione di stile, per avvicinarsi al nuovo Dante, ma certe espressioni non si adattano per niente. La voce italiana di Dante è di Massimo di Benedetto, quella di Vergil di Ruggero Andreozzi e Mundus di Silvano Piccardi.

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Grafica:

DmC utilizza come motore grafico l’Unreal Engine 3, portato ad ottimi livelli prendendo in considerazione la versione per PC; abbiamo infatti giocato con settaggio ad Ultra High senza particolari sbavature, neanche durante le fasi più frenetiche di gioco. Gli effetti durante i combattimenti sono un richiamo classico, come ad esempio i pugni di Eryx, i veloci colpi della Rebellion, gli spari della Revenant od Ebony & Ivory. Ciò che maggiormente spicca è la cura degli effetti visivi ed ambientali, dato che Limbo cambia in maniera persistente, risultando interattiva e veramente infernale. Alcune zone di gioco ed alcuni particolari estetici dei personaggi possono risultare talvolta approssimativi, ma tutto sommato il livello grafico è ottimo e particolare.

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Gameplay:

DmC cerca di prendere le distanze dai capitoli precedenti, ma in quanto a gameplay non ci riesce per niente, pur non essendo un’accezione negativa. Le meccaniche di gioco e l’impostazione dei capitoli è molto simile a quella del passato, con inizio del livello, sequenze alternate di platform e combattimento, raccolta di orbs di vario colore, upgrade e oggetti acquistabili presso le Divinity Statue, votazioni sul gameplay a fine di ogni capitolo. Fondamentalmente crediamo che il gameplay di DmC possa essere il suo punto di forza, essendo migliorato tremendamente rispetto al passato: il combattimento spicca sicuramente su tutte le parti, essendo frenetico ed entusiasmante. Dante, con le sue numerose armi, potrà eseguire combo virtualmente infinite, soprattutto se ci si allena molto nel controllo dei movimenti e nella concatenazione di armi differenti; concordiamo con Famitsu nel dire che i controlli non siano eccessivamente intuitivi, ma con un po’ di pratica il combattimento risulterà molto più appagante dei precedenti DMC. La novità di questo capitolo sono le orbs bianche, che consentono di ottenere punti upgrade da spendere in abilità di movimento e mosse con le armi. Non sappiamo però se le mosse possano essere imparate tutte insieme, dato che ci è consentito di rimuovere punti per attribuirli ad abilità diverse quante volte vogliamo. Permane il Devil Trigger, nel quale Dante assumerà forma demoniaca lanciando i nemici nell’aria; purtroppo l’unica particolarità è quella di infliggere danni pesanti a mezz’aria, immobilizzare nemici e recuperare vita, può sembrare molto in realtà, se non fosse che il Trigger dura molto poco. Le armi disponibili sono abbastanza calibrate, con una vasta gamma di armi a corto raggio demoniache (eredità di Sparda) ed angeliche (eredità di Eva) e tre armi da fuoco non particolarmente potenti. Le sequenze platform sono anch’esse appaganti, grazie soprattutto ad Ophion, arma con la quale potremo utilizzare l’Angel Lift per aggrapparci a nemici e strutture ed il Demon Pull per attirare i nemici e spostare ostacoli, per non parlare di Limbo, che cerca di uccidere Dante con ogni mezzo possibile costringendolo a corse e salti fenomenali. Una nota negativa è la facilità del gioco, anche se abbiamo testato solo la modalità “Normale”, che se però paragonata a quella dei precedenti capitoli risulta molto più semplice: un singolo walkthrough e abbiamo usato solo una Gold Orb e nessuna Health Star.

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Opinioni Finali:

DmC è un gioco che non ci sentiamo di sconsigliare del tutto, perché sentimentalismi e conservatorismo a parte, il gameplay, la pazzia di Limbo ed il richiamo al degrado della società odierna sono elementi validissimi che lo portano ad essere un buon capitolo. I difetti si fanno notare, e la scarsa longevità non lo rendono un titolo must have, per quanto possa essere rigiocato con nuove difficoltà ed elementi estetici sbloccabili. Per il capolavoro dovremo aspettare un eventuale sesto episodio.

Voto:

(7.5/10)

Rain

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Amante dei videogiochi di nicchia e della natura, il mio scopo è trovare la vera essenza dei titoli che gioco attraverso analisi filosofica, musica ed emozioni.

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