Shovel Knight – Recensione

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Siamo in un’epoca in cui, nonostante gli enormi progressi raggiunti dall’industria videoludica, soprattutto in campo grafico, sono in molti i giocatori che hanno ancora voglia di retrogaming. Se trovarsi tra le mani un gioco con tanto fumo e poco arrosto non è così raro, non è difficile capire perché molti si rifugiano in quei capolavori di gameplay che segnarono le console a 8 e 16 bit. Ed è su questo impulso che molte software house “indie” hanno puntato, riuscendo a conciliare le spesso scarse disponibilità finanziarie e tecniche dei loro studi. Ecco quindi che piattaforme come Steam si riempiono con successo di “nuovi giochi vecchi”: titoli sviluppati ai nostri giorni ma dichiaratamente in stile retrò.

Emerso in questo piccolo oceano indie grazie a Kickstarter, Shovel Knight ha come punto di forza l’evidente passione per i videogiochi di un tempo che i ragazzi della Yacht Club Games dimostrano ripetutamente attraverso tutto il gioco, consegnandoci probabilmente uno dei migliori esempi del suo genere.
Ma andiamo con ordine.


Il fascino dei pixel

Shovel Knight 01Nel nostro regno lontano lontano, Shovel Knight è un paladino che viaggia in cerca di tesori e avventure assieme alla sua inseparabile compagna Shield Knight.
Durante l’esplorazione della Tower of Fate, però, i due vengono separati dalla magia oscura di un amuleto maledetto. Al suo risveglio, Shovel Knight trova la torre sigillata e Shield Knight scomparsa. Affranto per la perdita, il cavaliere si ritira a vita solitaria, finché un giorno una certa Incantatrice spezza il sigillo della torre e inizia ad invadere il regno, affiancata da altri Cavalieri.
Il nostro eroe si mette dunque in viaggio per fermare l’Incantatrice, con la speranza di ritrovare Shield Knight.

Non è difficile capire che la storia è un mero collante per il gioco. Convenientemente, ma volutamente semplice, classica, all’osso.
C’è da dire comunque che lo strambo mondo in cui è ambientato il gioco, con le sue strambe creature e il suo humor, ha un certo charme.

L’aspetto grafico del titolo è un omaggio ai classici giochi 8 bit, ma presenta un suo stile che sicuramente supera quei limiti, pieno di colori, dettagli e una buona quantità di particolari e animazioni.
L’emulazione è visibile anche nei riferimenti di forma che è possibile individuare. Se gli stage ricordano molto i vari Castlevania, Mega Man e DuckTales, la mappa di gioco è una chiara strizzata d’occhio a quella di Super Mario Bros. 3, così come le città sono del tutto simili a come le avevamo viste in Zelda II.
Sono tanti piccoli elementi che ai fan di vecchia data farà piacere ritrovare.

Shovel Knight 02Shovel Knight 03

La colonna sonora, ad opera del compositore navigato Jake Kaufman, evita invece riferimenti diretti e imita solo alla larga le sonorità dei giochi in questione, consegnandoci una varietà di brani originali (48 in totale) particolarmente orecchiabili e di buona fattura.

Cappa e spaLa

Anche nel concept alla base del gioco ci si sentirà subito “in casa”. Dalla mappa principale sarà possibile accedere ai vari stage, ognuno con un Knight come boss e un “tema” proprio, proprio come visto in Mega Man con i Robot Master; troveremo quindi lo stage invernale, quello acquatico, quello in un’enorme aeronave, in un laboratorio ecc.
A parte gli stage veri e propri, dalla mappa è possibile accedere alle città, livelli e boss opzionali ecc. Tutto è molto chiaro ed essenziale.
Il gameplay di Shovel Knight attinge a piene mani dalle tradizioni degli action-platform come Mega Man e Castlevania, con nemici da abbattere a suon di colpi di pala, ostacoli da superare grazie a salti ben calibrati, nonché oggetti e zone nascoste.

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Una volta nel pieno dell’azione di gioco si capiscono subito i punti di forza del gioco: i controlli e il level design.
La precisione dei controlli è davvero impressionante, sia per gli attacchi che per i salti, calcolati con sapiente accuratezza. E questo è un bene, perché man mano il gioco vi metterà sempre più alla prova attraverso livelli concepiti per essere superati con una certa difficoltà, esigente quanto basta ma senza mai essere eccessiva.
Quando inevitabilmente capita di morire si sente che è per colpa nostra e non per imprecisione dei comandi o imprevedibilità della CPU. Nelle zone particolarmente ostiche la soluzione è sempre a portata di mano, mai ottenuta per tentativi. La curva di difficoltà è calcolata ottimamente.
I nemici e i boss in particolare propongono un misto di pattern di attacco e reattività alle nostre azioni, in modo tale che i combattimenti contro di loro non siano necessariamente una questione di memorizzazione degli attacchi, ma un continuo adattamento l’uno contro l’altro.
Non mancano poi armi e abilità secondarie che arricchiscono l’esperienza di gioco, ma senza mai focalizzare troppo l’importanza dell’avanzamento nel gioco, che sarà infatti terminabile anche senza doverle scovare.

Shovel Knight 06 Shovel Knight 07

L’avventura principale non è lunghissima e si attesta attorno alle 6-7 ore di gioco. Ci sono poi numerosi segreti da scovare per arrivare al 100%, nonché una modalità New Game + in cui manterremo tutti i nostri equipaggiamenti ma dovremo vedercela con nemici che danneggiano il doppio e meno checkpoint nei livelli; una sfida per i più capaci e caparbi insomma.
Nella versione per Nintendo 3DS, inoltre, è disponibile la StreetPass Battle Arena, in cui sarà possibile registrare i movimenti del nostro Shovel Knight e mandarlo a combattere contro quello di un altro in un’arena sullo stile di Mario Bros. Battle. Vince chi riesce ad abbattere l’altro o ottiene più gemme sparse per il livello.

Shovel up

Tirando le somme, Shovel Knight è un gioco decisamente ben fatto e soprattutto divertente.
Lo scopo degli sviluppatori non era chiaramente portare pretenziose innovazioni, ma prendere le meccaniche delle vecchie glorie del passato, combinarle assieme e sfornare un titolo che riesce a  non sfigurare di fronte ai suoi “maestri”.
Grazie a una solidità di gameplay monumentale, la pregevole cura del sistema di controlli e un certo “carisma” personale, Shovel Knight si attesta come un amorevole tributo ai fasti del passato e allo stesso tempo un prodotto di cui il panorama video ludico dei nostri tempi aveva bisogno per ricordarci l’essenzialità del valore di un videogioco.

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Marco Patrizi

About

Marco Patrizi inizia a videogiocare a circa 6 anni col mitico Commodore 64 e i coin-op delle sale giochi (di cui sente la mancanza). Da allora, di console in console, non ha mai smesso di menar di pollici sui joypad. Ha seguito ogni generazione di console, giocando a quello che poteva e leggendo del resto, sulle riviste specializzate prima e sui siti internet poi. Scrive recensioni e articoli da diversi anni per realtà online piccole e grandi. Potete trovarlo a straparlare di robe random sul suo blog: http://www.oneinchpunch.it/

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