Er Tevere

Riflessioni fotografiche in occasione della piena straordinaria del fiume Tevere, che in antichità pre-romana si chiamava “Rumon” dalla parola etrusca per “fiume”, da cui forse prese il nome Roma.

Ventotto secoli fa non c’era niente qui.

Ora ce n’è fin troppa di “roba” , ma è la bellezza di tutto questo marmo, legno e ferro che fa di lei la città più antica ed importante d’Europa.

Volevo dedicare qualche scatto a questo componente importante della nostra città, Il Tevere, il Biondo Tevere, dedicandogli anche un sonetto scritto da Stefano Agostino:

Er Tevere

 ***

Te ‘ncrocio sempre si sò de passaggio,

ar punto che me pari mi fratello,

l’oasi tranquilla p’uscì dar bordello,

der traffico che ormai m’ha fatto ostaggio.

*** 

Vorebbe un giorno, sai, pijà er battello,

pure che pago un botto de pedaggio,

e arilassato lento adaggio adaggio,

gustamme Roma nostra sur più bello.

 ***

Tanti anni fa t’hanno chiamato “bionno”

pe via de li riflessi misti a l’oro,

che sluccicavi tutti fino ar fonno.

 ***

Ma adesso grazzie a chi nun cià decoro,

tu hai cambiato ponti, tinte e sfonno,

l’anima de li mejo tacci loro.

(fonte: www.romainrima.it)

 

Baol 2.0

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