ARTi Livelli #02: Diablo

Un divertente modo di andare al diavolo

Logo Diablo
Review of: Diablo
Product by:
Blizzard

Reviewed by:
Rating:
5
On marzo 25, 2014
Last modified:marzo 25, 2014

Summary:

Un ragazzo entra in un dungeon, il ragazzo incontra Diablo, il ragazzo muore. Il ragazzo rientra nel dungeon

ARTi Livelli Logo

 

Secondo, frizzante appuntamento con la rubrica storica! Cosa andiamo a vedere oggi? Ma è semplice! Andiamo all’origine del male, di un gioco talmente famoso che parlarne è quasi un crimine, ma vista la straordinaria uscita del terzo capitolo su console mi sembra più che doveroso affrontarne le origini.

Signori e signore (ma anche asessuati, così non si offende nessuno):

Logo Diablo

Sembra la cover di un disco metal anni ’90

Blizzard. Un nome, un perché. Cosa ha di così tanto importante questa società? Vediamo qualche punto:

-Applica la legge del “pochi ma buoni”. Infatti, i giochi Blizzard non sono moltissimi (di solito, usano il seguente schema di sviluppo: gioco base + espansioni), ma sono TUTTI importanti e eccezionali. Starcraft, Warcraft e Diablo sono i suoi brand di punta. E vendono come il pane da anni a questa parte.

blizzard

La sacrilega Trinità

-Ha una fiera tutta sua (il Blizzcon) che si svolge ogni anno. Non so voi, ma non credo siano poi tante le software house in grado di permetterselo…

BlizzCon

Con tanto di concerti di Offspring, Tenacious D, Foo Fighters, Ozzy Osbourne, Blink-182…

-Ha una fonte continua di denaro in entrata grazie ad un vero fenomeno di massa: World of Warcraft. Qualche tempo fa, feci un rapido conto con un mio amico. Prendiamo gli Stati Uniti. Mettiamo conto che l’abbonamento mensile costi 10 dollari. Supponiamo che SOLO negli Stati Uniti ci siano 1 milione di giocatori paganti. In UN mese fanno 10 milioni di dollari. Togliendo la manutenzione dei server, di chi ci lavora e la gestione online (esagerando, 3 milioni), rimangono ALMENO 7 milioni puliti. OGNI mese. Roba che potrebbe prestare soldi alle banche e guadagnarci.

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Croce e delizia di tanti universitari

-È una delle pochissime aziende che può permettersi di dichiarare “Il gioco esce quando è pronto”. Vi rendete conto? La maggior parte delle altre case deve letteralmente dissanguarsi per rispettare scadenze di ogni tipo e continuare la correzione anche dopo l’uscita del gioco (con le famose patch). La Blizzard, no.

Paura, eh?
Ma torniamo a Diablo. Uscito nel 1996 su PC, il gioco fece letteralmente i fuochi d’artificio. La struttura è semplicissima: c’è un grosso e rosso demone (Diablo, appunto) che è rintanato nell’ultimo piano di un sotterraneo (pieno di trappole e nemici): va stanato e distrutto. Per farlo, si sceglie una classe tra le 3 disponibili (stregone, ladra e guerriero) e si scende nelle profondità del lungo dungeon. Ogni classe, come da tradizione dei GDR occidentali, ha punti deboli e punti di forza.

Lo stregone, almeno ai primi livelli, muore anche con gli spifferi d’aria delle porte, ma, progredendo nella sua evoluzione, imparerà magie e sortilegi degni di tale nome.

Il guerriero è il classico carrarmato su 2 gambe: spacca tutto quello che trova ed eccelle nel combattimento corpo a corpo. Come è giusto che sia, nemici magici possono arrostirlo a dovere in men che non si dica.

La ladra è un personaggio fisico ma da distanza: esperta in armi da lancio, predilige la lontananza piuttosto che le affettuose carezze dei demoni del gioco.

Final_Fantasy_I_Battle

Se fino ad oggi, questo era il vostro concetto di “personaggio”, preparatevi a prendere molti schiaffi

Se fin qui, tutto normale, è il contorno che rende Diablo unico: da una hub generale (la città di Tristram) si scende nelle profondità dell’abisso. Con mappe e missioni casuali. Ogni partita sarà diversa. E questo fa balzare in avanti la longevità del gioco. Ma non è tutto. Di solito, quando si prende una bella spada magica, rimane tale e quale finchè o non si vende o non se ne trova una più potente. Qui, la situazione è leggermente più complessa: l’equipaggiamento si rovina. E va riparato. E pagato.

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Limpidi fasi di gioco. Da notare la buona quantità di mostri presente sullo schermo

Già dal ’96, però, la Blizzard voleva distinguersi. E come farlo con Diablo? Ma inseriamo una modalità multiplayer fino a 4 giocatori, da giocarsi in LAN o tramite Battle.net (il portale per il gioco online della Blizzard).

Perché è passato alla storia?

Ha creato un nuovo genere: gli hack & slash RPG. Dal suo arrivo, non si contano gli innumerevoli tentativi di emulazione (tra i più famosi ricordiamo Sacred e Dungeon Siege) tutti validi, ma notoriamente inferiori al progenitore (infatti è dizione comune indicare un gioco del ramo come “gdr alla Diablo”). Giocare a Diablo è galvanizzante, sempre nuovo e anche paranoico. Basta un poco, infatti, per aggirarsi negli antri con il continuo sospetto di essere guardato da mille occhi invisibili, per avere paura di ogni singola cosa (quella è una trappola, quella fontana è avvelenata, quell’oggetto maledetto ecc).

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Chapeau

Ma basta altrettanto poco per entrare nella vera ottica del gioco: arraffare tutto quanto. Non posso usarlo? Lo vendo e ci faccio soldi che posso utilizzare dopo. Vado avanti per diventare sempre più potente e per esplorare anche i crescenti livelli di difficoltà (che inondano il gioco di mostri e oggetti più potenti) in un vortice oscuro che ti risucchia fino a finire il gioco o a dannarti l’anima. Conosco gente che ancora ci gioca. Come ancora gioca al seguito. E poi vedo me, stregone ormai al terzo livello di difficoltà in Diablo 3. Nel 2014. Diciotto anni dopo il primo capitolo.

Io ti odio Blizzard, per avermi ancora una volta fregato con un gioco semplicemente irresistibile.

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Una immagine talmente bella che ogni commento sarebbe superfluo

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